Probabilmente uscì chiudendo dietro a se la porta verde, Qualcuno si era alzato a preparargli in fretta un caffè d'orzo Non so se si girò, non era il tipo d'uomo che si perde In nostalgie da ricchi, e andò per la sua strada senza sforzo Quand'io l'ho conosciuto, o inizio a ricordarlo, era già vecchio O così a me sembrava, ma allora non andavo ancora a scuola Colpiva il cranio raso e un misterioso e strano suo apparecchio Un cinto d'ernia che sembrava una fondina per la pistola Ma quel mattino aveva il viso dei vent'anni senza rughe E rabbia ed avventura e ancora vaghe idee di socialismo Parole dure al padre e dietro tradizione di fame e fughe E per il suo lavoro, quello che schianta e uccide il fatalismo Ma quel mattino aveva quel sentimento nuovo per casa e madre E per scacciarlo aveva in corpo il primo vino d'una cantina E già sentiva in faccia l'odore d'olio e mare che fa Le Havre E già sentiva in bocca l'odore della polvere della mina L'America era allora, per me e i GI di Roosvelt, la quinta armata L'America era Atlantide, l'America era il cuore, era il destino L'America era Life, sorrisi e denti bianchi su patinata L'America era il mondo sognante e misterioso di paperino L'America era allora per me provincia dolce, mondo di pace Perduto un paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta E Gunga-Din e Ringo, gli eroi di Casablanca e di Fort Apache Un sogno lungo il suono continuo ed ossessivo che fà il Limentra (Tronto) Non sò come la vide quando la nave offrì New York vicino Dei grattacieli il bosco, città di feci e strade, urla, castello! E Pavana (Ascoli) un ricordo lasciata tra i castagni dell'Appennino L'inglese un suono strano che lo feriva al cuore come un coltello E fu lavoro e sangue, e fu fatica eguale mattino e sera Per anni la prigione, di birra e di puttane, di giorni duri, Di negri ed irlandesi, polacchi ed italiani, nella miniera Sudore d'antracite, in Pennsylvania, Arkansas, Texas, Missouri Tornò come fan molti, due soldi e giovinezza ormai finita L'America era un angolo, l'America era un'ombra, nebbia sottile L'America era un'ernia, un gioco di quei tanti che fà la vita E dire boss per capo, e ton per tonnellata, rifle per fucile. Quand'io l'ho conosciuto, o inizio a ricordarlo, era già vecchio Sprezzante con i giovani, gli scivolavo accanto senza afferrarlo E non capivo che quell'uomo era il mio volto, era il mio specchio Finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo Finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo Finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo
Son morto ch'ero bambino son morto con altri cento passato per un camino e ora sono nel vento Ad Auschwitz c'era la neve il fumo saliva lento nei campi tante persone che ora sono nel vento Nei campi tante persone ma un solo grande silenzio che strano non ho imparato a sorridere qui nel vento Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento. Ancora tuona il cannone ancora non è contenta di sangue la bestia umana e ancora ci porta il vento. Io chiedo quando sarà che un uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare e il vento si poserà.
Anche per questa sera la luna è sorta affogata in un colore troppo rosso e vago. Vespero non si vede, si è offuscata, la punta dello stilo si è spezzata. Che oroscopo sai trarre questa sera, Mago? Io Filemazio, protomedico matematico astronomo, forse saggio. Ridotto come un cieco a brancicare attorno, non ho la conoscenza, od il coraggio per fare quest'oroscopo, per divinar responso, e resto qui ad aspettare che ritorni giorno e devo dire, devo dire, che sono forse troppo vecchio per capire che ho perso la mia mente in chissà quale abuso, od ozio, ma stan mutando gli astri nelle notti d'equinozio. O forse io, forse io, ho sottovalutato questo nuovo dio, ma vedo in me e nei segni che qualcosa sta cambiando, ma è un debole presagio che non dice come e quando... Me ne andavo l'altra sera quasi inconsciamente giù al porto Bosphoreion là dove si perde la terra dentro al mare fino quasi al niente e poi ritorna terra ma non è più occidente. Che importa a questo mare se essere azzurro o verde? Sentivo i canti osceni degli avvinazzati di gente dallo sguardo avviluppato e vuoto ippodromo bordello, e nordici soldati Romani e Greci urlate, dove siete andati... Sentivo bestemmiare in Alamanno e in Goto... Città assurda, città strana... Di quest'imperatore sposo di puttana, di plebi smisurate, labirinti ed empietà di barbari che forse sanno già la verità. Di filosofi, e di etere, sospesa tra due mondi, e tra due ere Fortuna e età han deciso per un giorno non lontano, ma il fato chiederebbe che scegliesse la mia mano, ma... Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile crudele e ambiguo, come questa vita Bisanzio è un mondo che non mi è consueto Bisanzio è un sogno che si fa incompleto. Forse Bisanzio non è mai esistita e ora è giorno, e un'altra notte è andata Lucifero è già sorta, e si alza un po' di vento è freddo sulla torre, o è l'età mia malata confondo vita e morte, non so chi è passata mi copro con la testa il capo e più non sento, e mi addormento mi addormento mi addormento.
Viene Gennaio silenzioso e lieve un fiume addormentato fra le cui rive giace come neve il mio corpo malato il mio corpo malato Sono distese lungo la pianura bianche file di campi son come amanti dopo l'avventura neri alberi stanchi neri alberi stanchi Viene Febbraio, e il mondo è a capo chino ma nei convitti e in piazza lascia i dolori e vesti da Arlecchino il carnevale impazza il carnevale impazza L'inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranza nei primi giorni di malato sole la primavera danza la primavera danza Cantando Marzo porta le sue piogge la nebbia squarcia il velo porta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo il riso del disgelo Riempi il bicchiere, e con l'inverno butta la penitenza vana l'ala del tempo batte troppo in fretta la guardi, è già lontana la guardi, è già lontana O giorni, o mesi, che andate sempre via; sempre simile a voi è questa vita mia; diverso tutti gli anni e tutti gli anni uguale, la mano di tarocchi che non sai mai giocare. Con giorni lunghi al sonno dedicati il dolce Aprile viene quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele che ti chiamò crudele Ma nei tuoi giorni è bello addormentarsi dopo fatto l'amore come la terra dorme nella notte dopo un giorno di sole dopo un giorno di sole Ben venga Maggio e il gonfalone amico ben venga primavera il nuovo amore getti via l'antico nell'ombra della sera nell'ombra della sera ben venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore brindo a Cenne e a Folgore Giugno, che sei maturità dell'anno di te ringrazio Dio in un tuo giorno, sotto al sole caldo ci sono nato io ci sono nato io; E con le messi che hai fra le tue mani ci porti il tuo tesoro con le tue spighe doni all'uomo il pane alle femmine l'oro alle femmine l'oro O giorni, o mesi, che andate sempre via; sempre simile a voi è questa vita mia; diverso tutti gli anni e tutti gli anni uguale, la mano di tarocchi che non sai mai giocare. Con giorni lunghi di colori chiari ecco Luglio il leone riposa e bevi, e il mondo attorno appare come in una visione come in una visione Non si lavora Agosto, nelle stanche tue lunghe oziose ore mai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore di vino e di calore Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull'età dopo l'estate porta il dono usato della perplessità della perplessità Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità le possibilità Non so se tutti hanno capito Ottobre la tua grande bellezza nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza prepari mosto e ebbrezza Lungo i miei monti, come uccelli tristi fuggono nubi pazze lungo i miei monti, colorati in rame fumano nubi basse fumano nubi basse O giorni, o mesi, che andate sempre via; sempre simile a voi è questa vita mia; diverso tutti gli anni e tutti gli anni uguale, la mano di tarocchi che non sai mai giocare. Cala Novembre, e le inquietanti nebbie gravi coprono gli orti lungo i giardini consacrati al pianto si festeggiano i morti si festeggiano i morti Cade la pioggia, ed il tuo viso bagna di gocce di rugiada te pure, un giorno, cambierà la sorte in fango della strada in fango della strada E mi addormento come in un letargo Dicembre, alle tue porte lungo i tuoi giorni con la mente spargo tristi semi di morte tristi semi di morte Uomini e cose lasciano per terra esili ombre pigre ma nei tuoi giorni, dai profeti detti nasce Cristo la tigre nasce Cristo la tigre O giorni, o mesi, che andate sempre via; sempre simile a voi è questa vita mia; diverso tutti gli anni e tutti gli anni uguale, la mano di tarocchi che non sai mai giocare.
E poi e poi, gente viene qui e ti dice Di sapere già ogni legge delle cose E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco di verità fatte di formule vuote E tutti, sai, ti san dire come fare, Quali leggi rispettare, quali regole osservare, Qual è il vero vero, E poi, e poi, tutti chiusi in tante celle, Fanno a chi parla più forte Per non dir che stelle e morte fan paura. Al caldo del sole, al mare scendeva la bambina portoghese Non c'eran parole, rumori soltanto come voci sospese. Il mare soltanto, e il suo primo bikini amaranto, Le cose più belle e la gioia del caldo alla pelle. Gli amici vicino sembravan sommersi dalla voce del mare; O sogni o visioni qualcosa la prese e si mise a pensare; Sentì che era un punto al limite di un continente, Sentì che era un niente, l'Atlantico immenso di fronte. E in questo sentiva qualcosa di grande Che non riusciva a capire, che non poteva intuire; Che avrebbe spiegato, se avesse capito lei, e l'oceano infinito; Ma il caldo l'avvolse, si sentì svanire e si mise a dormire. E fu solo del sole, come di mani future. Restaron soltanto il mare e un bikini amaranto. E poi e poi, se ti scopri a ricordare, Ti accorgerai che non te ne importa niente. E capirai che una sera o una stagione Son come lampi, luci accese e dopo spente. E capirai che la vera ambiguità è la vita che viviamo, il qualcosa che chiamiamo esser uomini, E poi, e poi, che quel vizio che ci ucciderà Non sarà fumare o bere, ma il qualcosa che ti porti dentro, Cioè vivere.
Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente come se il tempo per noi non costasse l'uguale, come se il tempo passato ed il tempo presente non avessero stessa amarezza di sale. Tu non sai le domande, ma non risponderei per non strascinare le parole in linguaggio d'azzardo; eri bella, lo so, e che bella che sei; dicon tanto un silenzio e uno sguardo. Se ci sono non so cosa sono e se vuoi quel che sono o sarei, quel che sarò domani... non parlare non dire più niente se puoi, lascia farlo ai tuoi occhi alle mani. Non andare... vai. Non restare...stai. Non parlare... parlami di te. Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse, trascinate dai giorni come piena di fiume tante cose sembrate e credute diverse come un prato coperto a bitume. Rimanere così, annaspare nel niente, custodire i ricordi, carezzare le età; è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente del diritto alla felicità? Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perché? Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani? Esser tutto, un momento, ma dentro di te. Aver tutto, ma non il domani. Non andare... vai. Non restare...stai. Non parlare... parlami di te. E siamo qui, spogli, in questa stagione che unisce tutto ciò che sta fermo, tutto ciò che si muove; non so dire se nasce un periodo o finisce, se dal cielo ora piove o non piove, pronto a dire "buongiorno", a rispondere "bene" a sorridere a "salve", dire anch'io "come va?" Non c'è vento stasera. Siamo o non siamo assieme? Fuori c'è ancora una città? Se c'è ancora balliamoci dentro stasera, con gli amici cantiamo una nuova canzone... ...tanti anni, e sono qui ad aspettar primavera tanti anni, ed ancora in pallone Non andare... vai. Non restare...stai. Non parlare... parlami di te. Non andare... vai. Non restare...stai. Non parlare... parlami di noi.
Ore confuse della notte, La malinconia non è uno stato d'animo. Le vite altrui si sono rotte E sembra non esista più il tuo prossimo. Ti vesti un poco di silenzio, Hai la dolce illusione di esser solo, Son macchine che passano, od è il vento? O sono i tuoi pensieri alzati in volo? I tuoi pensieri un po' ubriachi Danzando per le strade si allontanano: Ti son sfuggiti dalla mano, E il giorno sembra ormai così lontano, Il giorno sembra ormai così lontano. Mattino, notte, hai perso il tempo, La malinconia ti sembra di toccarla Ma forse è l'ora dell'avvento E chiami l'ironia per aiutarla. E forse c'è qualcuno che ora muore, E forse c'èqualcuno che ora nasce, Qualcuno compie un crimine d'onore, Passeggiano sui viali le bagasce. Bagasce sono i tuoi ricordi Che fra canzoni e vino ti disturbano Che ti molestano pian piano E il giorno sembra ormai così lontano, Il giorno sembra ormai così lontano. Mattino, notte, cosa importa? I giorni sono nuvole distratte. Suonerà l'ora alla tua porta E l'orologio è il sangue tuo che batte. Quando verrà il tempo di partire L'ora avrà il medesimo colore. Sembra sempre un poco di morire Nel momento eroico dell'amore. Se ridi o piangi è sempre uguale, Le cose nel ricordo poi si sfumano, Il sacro si unirà al profano E il giorno sembra ormai così lontano, E il giorno sembra ormai così lontano. Mattino, notte, dentro e fuori, Sei certo o cerchi la consolazione? Son bianco e nero, o son colori, O facce ambigue della tua prigione? Cerchi sempre ciò che ti è lontano, Dopo dici: "Tutto è relativo," Ma l'ironia e il dolor dicono invano Che sei certo solo di esser vivo. Ma c'è ancor tempo per pensare, Per maledire e per versare il vino, Per pianger, ridere e giocare, E il giorno sembra ormai così vicino, E il giorno sembra ormai così vicino, E il giorno sembra ormai così vicino, E il giorno sembra ormai così vicino.
E un'altra volta è notte e suono Non so nemmeno io per che motivo, forse perché son vivo E voglio in questo modo dire "Sono" O forse perché è un modo pure questo Per non andare a letto O forse perché ancora c'è da bere E mi riempio il bicchiere E l'eco si è smorzato appena delle risate fatte con gli amici, dei brindisi felici In cui ciascuno chiude la sua pena In cui ciascuno non è come adesso da solo con sè stesso A dir "Dove ho mancato e dove e' stato" A dir "Dove ho sbagliato" Eppure fa piacere a sera Andarsene per strade ed osterie, vino e malinconie E due canzoni fatte alla leggera In cui gridando celi il desiderio Che sian presi sul serio Il fatto che sei triste o che t'annoi E tutti i dubbi tuoi Ma i moralisti han chiuso i bar E le morali han chiuso i vostri cuori E spento i vostri ardori È bello, ritornar normalità È facile tornare con le tante Stanche pecore bianche. Scusate, non mi lego a questa schiera: Morrò pecora nera. Saranno cose già sentite O scritte sopra un metro un po' stantio, Ma intanto questo è mio E poi, voi queste cose non le dite Poi certo per chi non è abituato Pensare è sconsigliato Poi è bene essere un poco diffidente Per chi è un po' differente Ma adesso avete voi il potere Adesso avete voi supremazia, diritto e Polizia Gli dei, i comandamenti ed il dovere Purtroppo non so come siete in tanti E molti qui davanti Ignorano quel tarlo mai sincero Che chiamano "Pensiero" Però non siate preoccupati Noi siamo gente che finisce male: galera od ospedale Gli anarchici li han sempre bastonati E il libertario è sempre controllato Dal clero, dallo stato Non scampa, fra chi veste da parata Chi veste una risata O forse non è qui il problema, E ognuno vive dentro ai suoi egoismi Vestiti di sofismi E ognuno costruisce il suo sistema Di piccoli rancori irrazionali, Di cosmi personali Scordando che poi infine tutti avremo Due metri di terreno E un'altra volta è notte e suono Non so nemmeno io per che motivo Forse perché son vivo O forse per sentirmi meno solo O forse perché è notte e vivo strani Fantasmi e sogni vani Che danno quell'ipocondria ben nota Poi... la bottiglia è vuota
Esistenza, che stai qui di contrabbando, come un ladro sempre pronta per fuggire, ogni età chiude in sè i crismi dello sbando sbaglio è intuire coi suoi giochi di carambola e rimando prendere e offrire ma si muoia solo un po' di quando in quando ma sia poco a poco che si va a morire. Ogni giorno è un altro giorno regalato ogni notte un buco nero da riempire ma per quanto non l'ho mai visto colmato così per dire resta solo l'urlo solito gridato tentare agire ma si pianga solo un po' perché è un peccato, e si rida poi sul come andrà a finire. Lo capisco se mi prendi per le mele ma ci passo sopra gioco e non mi arrendo ogni giorno riapro i vetri e alzo le vele se posso prendo. Quando perdo non sto lì a mandar giù fiele, e non mi svendo e poi perdere ogni tanto ci ha il suo miele e se dicono che vinco stan mentendo, perché quelle poche volte che busso a bastoni mi rispondono con spade o con denari la ragione diamo, e il vincere ai coglioni, oppure ai bari resteremo sempre a un punto dai campioni tredici è pari ma si perda perché siam tre volte buoni, e si vinca solo in sogni straordinari. Ah quei sogni, ah quelle forze del destino che chi conta spingerebbe a rinnegare ci hanno detto di non fare più casino non disturbare canteremo solo in modo clandestino senza vociare poi ghignando ce ne andremo pian pianino per sederci lungo il fiume ad aspettare... Quello che mi gira in testa questa notte son tornato, incerta amica, a riferire, noi immergenti, noi con fedi ed ossa rotte, lasciamo dire ne abbiam visti geni e maghi uscire a frotte per scomparire noi, se si muore solo un po' chi se ne fotte ma sia molto tardi che si va a dormire.
Lunga e diritta correva la strada l'auto veloce correva la dolce estate era già cominciata vicino, lui sorrideva, vicino, lui sorrideva Forte la mano teneva il volante forte il motore cantava non lo sapevi che c'era la morte quel giorno che ti aspettava, quel giorno che ti aspettava. Non lo sapevi che c'era la morte quando si è giovani è strano poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano, venga e ci prenda per mano. Non lo sapevi, ma cosa hai pensato quando la strada è impazzita quando la macchina è uscita di lato e sopra un'altra è finita, e sopra un'altra è finita. Non lo sapevi ma cosa hai sentito quando lo schianto ti ha uccisa quando anche il cielo di sopra è crollato quando la vita è fuggita, quando la vita è fuggita. Dopo il silenzio soltanto è regnato tra le lamiere contorte sull'autostrada cercavi la vita ma ti ha incontrato la morte, ma ti ha incontrato la morte. Vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire, spendere tutti i tuoi giorni passati se presto hai dovuto partire, se presto hai dovuto partire. Voglio però ricordarti com'eri pensare che ancora vivi voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi, e che come allora sorridi.
Non stavo più a cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro e partorire il topo vivendo sui ricordi giocando con i miei giorni... col tempo O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti o che per le mie navi son quasi chiusi i porti io parlo sempre tanto ma non ho ancora fedi non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta come dita ...dei piedi Queste cose le sai per te sian tutti uguali e moriamo ogni giorno dei medesimi mali per te sian tutti soli ed è nostro destino tentare goffi voli d'azione o di parola, volando come vola ...il tacchino Non posso farci niente e tu puoi fare meno sono vecchio d'orgoglio mi commuove il tuo seno e di questa parola io quasi mi vergogno ma... c'è una vita sola non ne sprechiamo niente in tributi alla gente o al sogno Le sere sono uguali ma ogni sera è diversa e quasi non ti accorgi dell'energia dispersa a ricercare i visi che ti han dimenticato vestendo abiti lisi buoni ad ogni evenienza inseguendo la scienza ...o il peccato Tutto questo lo sai e sai dove comincia la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia per te sian tutti uguali siamo cattivi buoni e abbiam gli stessi mali siamo vigliacchi e fieri saggi, falsi, sinceri... coglioni Ma dove te ne andrai? ma dove sei già andata? ti dono, se vorrai, questa noia già usata tienila in mia memoria ma non è un capitale, ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia, di un altro, non vale D'altra parte lo vedi scrivo ancora canzoni e pago la mia casa pago le mie illusioni fingo d'aver capito che vivere è incontrarsi aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, bere, leggere, amare... grattarsi
Ma come vorrei avere i tuoi occhi, spalancati sul mondo come carte assorbenti e le tue risate pulite e piene, quasi senza rimorsi o pentimenti, ma come vorrei avere da guardare ancora tutto come i libri da sfogliare e avere ancora tutto, o quasi tutto, da provare. Culodritto, che vai via sicura, trasformando dal vivo cromosomi corsari, di longobardi, di celti e romani dell'antica pianura di montanari, reginetta dei telecomandi, di gnosi assolute che asserisci e domandi, di sospetto e di fede nel mondo curioso dei grandi, anche se non avrai le mie risse terrose di campi, cortili e di strade, e non saprai che sapore ha il sapore dell'uva rubato a un filare, presto ti accorgerai com'è facile farsi un'inutile software di scienza e vedrai che confuso problema è adoprare la propria esperienza; Culodritto, cosa vuoi che ti dica? Solo che costa sempre fatica e il vivere è sempre quello, ma è storia antica. Culodritto, dammi ancora la mano, anche se quello di stringerla è solo un pretesto per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato, o mi ha mai chiesto; vola, vola tu, dove io vorrei volare verso un mondo dove ancora tutto è da fare e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare.
Ho visto la gente della mia età andare via lungo le strade che non portano mai a niente cercare il sogno che conduce alla follia nella ricerca di un qualcosa che non trovano, nel mondo che hanno già lungo le strade che dal vino son bagnate dentro alle stanze da pastiglie trasformate dentro alle nuvole di fumo del mondo fatto di città essere contro ed ingoiare la nostra stanca civiltà, e un dio che è morto ai bordi delle strade dio è morto nelle auto prese a rate dio è morto nei miti dell'estate dio è morto Mi han detto che questa mia generazione più non crede in ciò che spesso è mascherato con la fede nei miti eterni della patria e dell'eroe perché è venuto ormai il momento di negare tutto cio che è falsità e che è di parte e di abitudine e paura una politica che è solo far carriera il perbenismo interessato la dignità fatta di vuoto l'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto e un dio che è morto nei campi di sterminio dio è morto coi miti della razza dio è morto con gli uomini di partito dio è morto. Ma penso che questa mia generazione è preparata ad un mondo nuovo e a una speranza appena nata ad un futuro che ha in mano, ad una rivolta senza armi e che noi tutti ormai sappiamo che se dio muore è per tre giorni e poi risorge in cio che noi crediamo dio è risorto in cio che noi vogliamo dio è risorto nel mondo che faremo dio è risorto
Le Alpi, si sa, sono un muro di sasso una diga confusa, fanno tabula rasa per noi che qui sotto, lontano, più in basso abbiamo la casa La casa ed i piedi in questa spianata di sole che strappa la gola alle rane di nebbia compatta scabrosa stirata che sembra di pane Ed una strada antica come l'uomo marcata ai bordi dalle chiacchiere di un duomo e i fiumi falsi avventurieri che trasformano i padani in marinai non veri Emilia di volti tra i campi e sui prati lagune e piroghe, e l'eterno mare guerrieri del Nord dai capelli gessati ne hai visti passare Emilia allungata tra l'olmo e il vigneto voltata a cercare quel mare mancante e il monte Appennino raccontando un segreto diventa un gigante Lungo la strada, tra una piazza e un duomo hai messo al mondo questa specie d'uomo vero aperto finto strano chiuso anarchico verdiano brutta razza, l'emiliano! Emilia sognante fra l'oggi e il domani di cicloamatori, di lusso e balere Emilia di facce, di grida, di mani sarà un grande piacere Vedere in futuro da un mondo lontano quaggiù sulla Terra una macchia di verde e sentire il mio cuore che battendo più piano là dentro si perde Ora ti saluto, è quasi sera e si fa tardi si va a vivere o a dormire da Las Vegas a Piacenza Fari per chilometri ti accecano testardi ma io sento che hai pazienza devi ancora sopportarci.
Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così l'estate finiva più nature vent'anni fa o giù di lì Con l'incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca "l'Unità", la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione, quella che chiaman la maturità Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perché Ma tu non sei cambiata di tanto e se cos'è un orgasmo ora lo sai potrai capire i miei vent'anni allora e quasi cento adesso capirai Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà non era la rivolta permanente diciamo che non c'era e tanto fa Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere però inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò E quanto son cambiato da allora e l'eskimo che conoscevi tu lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più Bisogna saper scegliere il tempo non arrivarci per contrarietà tu giri adesso con le tette al vento io ci giravo già vent'anni fa Ricordi fu con te a Santa Lucia al portico dei Servi per Natale credevo che Bologna fosse mia ballammo insieme all'anno o a Carnevale Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò Ma avevo la rivolta fra le dita dei soldi in tasca niente e tu lo sai e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai Perché mi amavi non l'ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché perché fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me Infatti i fiori della prima volta non c'erano già più nel sessantotto scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto Tu li aspettavi ancora ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però contro il sistema anch'io mi ribellavo cioè, sognando Dylan e i provos E Gianni ritornato da Londra a lungo ci parlò dell'LSD tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak E noi non l'avevamo mai fatto e noi che non l'avremmo fatto mai quell'erba ci cresceva tutt'attorno per noi crescevan solo i nostri guai Forse ci consolava far l'amore ma precari in quel senso si era già un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città L'amore fatto alla boia d'un Giuda e al freddo in quella stanza di altri e spoglia vederti o non vederti tutta nuda era un fatto di clima e non di voglia E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o lì dove si può E adesso che sappiamo quasi tutto e adesso che problemi non ne hai che nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l'Hi Fi Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perché se penso a quella ch'eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là sarà per aver quindic'anni in meno o avere tutto per possibilità Perché a vent'anni è tutto ancora intero perché a vent'anni è tutto chi lo sa a vent'anni si è stupidi davvero quante balle si ha in testa a quell'età Oppure allora si era solo noi non c'entra o meno questa gioventù di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire come le tante via distrattamente a cercare di fare o di capire Forse lo stan pensando anche gli amici gli andati, i rassegnati, i soddisfatti, giocando a dire che si era più felici pensando a chi si è perso o no a quei patti Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai io come sempre, faccio quel che posso domani poi ci penserò se mai Ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai
Un vecchio e un bambino si preser per mano E andarono insieme incontro alla sera. La polvere rossa si alzava lontano E tutto brillava di luce non vera. L'immensa pianura sembrava arrivare Fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare, E tutto d'intorno non c'era nessuno Solo il tetro contorno di torri di fumo. I due camminavano, il giorno cadeva Il vecchio parlava e piano piangeva. Con l'anima assente, con gli occhi bagnati Seguiva il ricordo di miti passati. I vecchi subiscon le ingiurie degli anni Non sanno distinguere il vero dai sogni, I vecchi non sanno, nel loro pensiero Distinguer nei sogni il falso dal vero. E il vecchio diceva, guardando lontano, "Immagina questo coperto di grano, Immagina i frutti, immagina i fiori E pensa alle voci e pensa ai colori. E in questa pianura fin dove si perde Crescevano gli alberi e tutto era verde, Cadeva la pioggia, segnavano i soli Il ritmo dell'uomo e delle stagioni." Il bimbo ristette, lo sguardo era triste, E gli occhi guardavano cose mai viste, E poi disse al vecchio con voce sognante "Mi piaccion le fiabe, raccontane altre."
E correndo mi incontrò lungo le scale quasi nulla mi sembrò cambiato in lei la tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due. Il sole che calava già rosseggiava la città già nostra ed ora straniera incredibile e fredda; come un istante "deja vu" ombra della gioventù ci circondava la nebbia. Auto ferme ci guardavano in silenzio vecchi muri proponevan nuovi eroi dieci anni da narrare l'uno all'altro ma le frasi rimanevan dentro in noi "cosa fai ora, ti ricordi, eran belli i nostri tempi, ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via". E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia. E le frasi quasi fossimo due vecchi rincorrevan solo il tempo dentro in noi per la prima volta vidi quegli specchi capii i quadri, i soprammobili ed i suoi. I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway il sentirsi nuovi le cose sognate e poi viste la mia America e la sua diventate nella via la nostra città tanto triste. Carte e vento volan via nella stazione freddo e luci accese forse per noi lì ed infine in breve la sua situazione uguale quasi a tanti nostri film: come in un libro scritto male lui si era ucciso per natale ma il triste racconto sembrava assorbito dal buoi povera amica che narravi dieci anni in poche frasi e io i miei in un solo saluto. E pensavo dondolato dal vagone "cara amica il tempo prende il tempo dà noi corriamo sempre in una direzione ma qual sia e che senso abbia chi lo sa restano i sogni senza tempo le impressioni di un momento le luci nel buio di case intraviste da un treno siamo qualcosa che non resta frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno."
Il fiume racconta leggende mentre veloce va al mare le narrano piano le onde e i pioppi le stanno a ascoltare. Non tutti le posson sentire bisogna esser stanchi del mondo gettarsi nell'acqua e morire dormire per sempre sul fondo. Ascolta ! Le sue parole d'amore nell'acqua ora sono sincere da quando tu dormi qua sotto hai sognato che mai, mai lui ti ha lasciato. Bisogna venirci di sera con l'animo oppresso dal pianto per sentire la nenia leggera di un triste e di un lugubre canto. Chi sei? Il mio nome era Gianni nuotavo a vent'anni appena ma qui avrò sempre vent'anni. E tu? Mi prese una piena su a monte non fui mai trovato. E tu? Da solo una sera per me era peso il passato e l'acqua sembrava leggera. Riposa dimentica quello che è stato il tempo laggiù s'è fermato ormai tu non puoi che dormire e ascoltare le storie del fiume che va verso il mare. Il fiume racconta leggende mentre veloce va al mare le ascoltano gli annegati e al vento le fanno cantare.
Si è levata dai deserti in Mongolia occidentale una nuvola di morte, una nuvola spettrale che va che va che va Sopra i campi della Cina, sopra il tepio e la risaia oltrepassa il Fiume Giallo, oltrepassa la muraglia e va e va e va Sopra il bufalo che rumina, su una civiltà di secoli sopra le bandiere rosse, sui ritratti dei profeti, sui ritratti dei signori sopra le tombe impassibili degli antichi imperatori Sta coprendo un continente, sta correndo verso il mare copre il cielo fino al punto dove il cielo può arrivare e va e va e va Sopra il volo delle anatre che precipitano in acqua sopra i pesci che galleggiano e ricoprono la spiaggia e va e va e va Alzan gli occhi i pescatori verso il cielo così livido le onde sembra che si fermino, non si sente che il silenzio e le reti sono piene di cadaveri d'argento Poi le nuvole si rompono e la pioggia lenta cade sopra i tetti delle case, sulle pietre delle strade sopra gli alberi che muoiono, sopra i campi che si seccano sopra i cuccioli degli uomini, sulle mandrie che la bevono Sulle spiagge abbandonate una pioggia che è veleno e che uccide lentamente, pioggia senza arcobaleno e va e va e va
Ma se io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni? Vabbe' lo ammetto che mi son sbagliato e accetto il Crucifige e cosi sia. Chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato. Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante. Mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più di un cantante. Giovane ingenuo io ho perso la testa sian stati i libri o il mio provincialismo e un cazzo in culo e accuse di arrivismo dubbi di qualunquismo son quello che mi resta. Voi critici, voi personaggi austeri militanti severi chiedo scusa a vossia però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia. Io canto quando posso, come posso quando ne ho voglia senza applausi o fischi vendere o no non passa fra i miei rischi non comprate i miei dischi e sputatemi addosso. Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare. Godo molto di più nell'ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare. Se son d'umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie. Di solito ho da far cose più serie costruir su macerie o mantenermi vivo. Io tutti, io niente, io stronzo, io ubriacone io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale negro, ebreo, comunista! Io frocio, io perché canto so imbarcare Io falso, io vero, io genio, io cretino io solo qui alle quattro del mattino l'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare. Secondo voi ma chi me lo fa fare di star ad ascoltare chiunque ha un tiramento. Ovvio il medico dice : "sei depresso", neppure dentro al cesso possiedo un mio momento. Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no di un certo metro. Compagni il gioco si fa teso e tetro comprate il mio didietro, io lo vendo per poco. Colleghi cantautori, eletta schiera che si vende alla sera per un po' di milioni. Voi che siete capaci fate bene aver le tasche piene e non solo i coglioni. Che cosa posso dirvi? Andate e fate. Tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli e un prete a sparar cazzate Ma se io avessi previsto tutto questo dati causa e pretesto, forse farei lo stesso. Mi piace far canzoni e bere vino mi piace far casino e poi sono nato fesso. E quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare ho tante cose ancora da raccontare, per chi vuole ascoltare, e a culo tutto il resto!
Per capire la nostra storia Bisogna farsi ad un tempo remoto. C'era un vecchio con la barba bianca: Lui, la sua barba, ed il resto era vuoto. Voi capirete che in tale frangente Quel vecchio solo lassù si annoiava. Si aggiunga a questo che inspiegabilmente Nessuno aveva la tivù inventata. Beh, poco male, pensò il vecchio un giorno: A questo affare ci penserò io. Sembra impossibil ma in roba del genere, Modestia a parte, ci so far da Dio. Dixit. Ma poi toccò un filo scoperto, Prese la scossa, ci fu un gran boato. Come tivù non valeva un bel niente Ma l'Universo era stato creato. Come son bravo che a tempo perso Ti ho creato l'Universo! Non mi sembra per niente male. Sono davvero un tipo geniale! Zitto, Lucifero, non disturbare, Non stare sempre qui a criticare! Beh, sì, lo ammetto, sarà un po' buio, Ma non dir più che non si vede un tubo!Che sono parolacce che non sopporto! - disse il vecchio a Lucifero - E poi se c'è una cosa e un'altra che non posso sopportare sono i criticoni: fattelo te l'Universo se sei capace! Che me at dig un quel... disse il ve'... era di antica origine modenese da parte di madre il vecchio. Io parlo chiaro: pane al pane, vino al vino, anzi vin santo al vin santo. Sono buono e bravo ma se mi prendono i cinque secoli me at sbat a l'inferen com'è vero Dio!
Ma poi volando sull'acqua stagnante E sopra i mari di quell'Universo, Mentre pensava se stesso pensante In mezzo a quel buio si sentì un po' perso. Sbattè le gambe su un mucchio di ghiaia Dopo una tragica caduta in mare. Quando andò a sbattere sull'Himalaya Il colpo gli fece persino un po' male. Fece crollare anche un gran continente Soltanto urtandolo un poco col piede. Si consolò che non c'era ancor gente E che non gli era venuto poi bene. Ma quando il buio gli fece impressione Disse, facendosi in viso un po' truce: Diavol d'un angelo, avevi ragione. Si chiami l'Enel, sia fatta la luce! Commutatori, trasformatori, Dighe idroelettriche e isolatori, Turbine, dinamo e transistori Per mille impianti di riflettori; Albe ed aurore fin boreali, Giorni e tramonti fin tropicali. Fate mò bene che non bado a spese, Tanto ho lo sconto alla fine del mese.Te Lucifero non ti devi preoccupare come faccio io ad avere lo sconto alla fine del mese. Ma cosa vuol dire corruzione, una mano lava l'altra come si dice; vuoi che uno nella mia posizione non conosca nessuno, però intanto ragazzi andateci piano perché la bolletta la portano a me. M'avete lasciato accesa la luce al polo per sei mesi, sei mesi, no, sei mesi! Grazie che c'era freddo, i surgelati li debbo pur tenere da qualche parte. Adesso la tenete spenta sei mesi come ... e quei ragazzi lì, come si chiamano quei ragazzini che vanno in giro con quella cosa, aureola si chiama, no no, nom am pies menga, no no no ragazzi quelle cose li, io vi invento il peccato in superbia e vi frego tutti eh, adesso ve lo dico bisogna guadagnarsele... a parte il fatto che non mi adorate abbastanza, no no no Lucifero, è inutile che tu mi chiedi scusa: adorare significa non dovere mai dire mi dispiace!
Voi, ecco, io vi do ogni dieci atti di adorazione ...vi do un buono, ogni dieci buoni voi mandate la cartolina che il 6 di gennaio ci ho poi tutta un'altra idea in testa ... facciamo Aureolissima che è una festa bella. Piuttosto Lucifero, non sgamare... vieni qua ragazzo, com'è mi hanno detto che hai stampato un libro "Il Libretto Rosso dei Pensieri di..." oh bella roba il libretto rosso dei pensieri di Lucifero. Ragazzi mi piace... ma cosa vuol dire di sinistra, di sinistra... non sono socialdemocratico anch'io? avanti al centro contro gli opposti estremismi! ...eh ma, ...no no no, non ci siamo mica qua, se c'è uno che può pensare anzitutto sono io ... e non tirare in mica ballo mio figlio -- quel capellone -- con tutti i sacrifici che ho fatto, per me lui lì finisce male ah me, me a tal deg ... finisce male. Attento che te e lui, io ho delle soluzioni per voi che non vi piaceranno, per Dio, e non guardarmi male che qui dentro "per Dio" lo dico come e quando mi pare!
Ma fatta la luce ci vide più chiaro: Là nello spazio girava una palla. Restò pensoso, e gli parve un po' strano; Ma scosse il capo: chi non fa non falla. Rise Lucifero stringendo l'occhio Quando lui e gli angeli furon da soli. "Guarda che roba! Si vede che è vecchio: L'ha fatto tutto schiacciato sui poli!" Per riempire 'sto bell'ambiente Voglio metterci tante piante. Forza, Lucifero, datti da fare: Ordina semi, concime e trattore. Voglio un giardino senza uguali, Voglio riempirlo con degli animali! Ma cosa fa 'sto cane che ho appena creato? Boia d'un Giuda! M'ha morsicato!Piuttosto fallo vedere da un veterinario che non vorrei aver creato anche la rabbia, gia così ...cos'è che non ho creato? Lo sapevo: l'uomo non ho creato! Grazie, mi fate sempre fare tutto a me, mi tocca sempre fare! Qua se non ci sono io che penso a tutto.. va beh nessuno è perfetto, sì lo so che sono l'Essere Perfettissimo Creatore e Signore. Grazie! adesso ti trasformo in serpente così impari, striscia mò lì! viuscia via!
E portarono al vecchio quello che c'era rimasto ... c'era un po' di formaggio e due scatolette di Simmenthal, cioè lui li mise assieme e...
Prese un poco di argilla rossa, Fece la carne, fece le ossa, Ci sputò sopra, ci fu un gran tuono, Ed è in quel modo che è nato l'uomo.Era un venerdì 13 dell'anno zero del Paradiso.
Non so che viso avesse, neppure come si chiamava con che voce parlasse, con quale voce poi cantava quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli ma nella fantasia ho l'immagine sua, gli eroi sono tutti giovani e belli gli eroi sono tutti giovani e belli gli eroi sono tutti giovani e belli. Conosco invece l'epoca dei fatti, qual'era il suo mestiere: i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere I tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti sembrava il treno anch'esso un mito di progresso, lanciato sopra i continenti lanciato sopra i continenti lanciato sopra i continenti. E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite sembrava avesse dentro un potere tremendo, la stessa forza della dinamite la stessa forza della dinamite la stessa forza della dinamite. Ma un'altra grande forza spiegava allora le sue ali parole che dicevano: "gli uomini sono tutti uguali" e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via la bomba proletaria, ed illuminava l'aria la fiaccola dell'anarchia la fiaccola dell'anarchia la fiaccola dell'anarchia. Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione un treno di lusso, lontana destinazione vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori pensava al magro giorno della sua gente attorno, pensava un treno pieno di signori pensava un treno pieno di signori pensava un treno pieno di signori. Non so che cosa accadde, perché prese la decisione forse una rabbia antica, generazioni senza nome che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore dimenticò pietà, scordò la sua bontà, la bomba sua la macchina a vapore la bomba sua la macchina a vapore la bomba sua la macchina a vapore. E sul binario stava la locomotiva la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno mordesse la rotaia con muscoli d'acciaio, con forza cieca di baleno con forza cieca di baleno con forza cieca di baleno. E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura e prima di pensare a quel che stava a fare, il mostro divorava la pianura il mostro divorava la pianura il mostro divorava la pianura. Correva l'altro treno ignaro, quasi senza fretta nessuno immaginava di andare verso la vendetta ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno: notizia di emergenza, agite con urgenza, un pazzo si è lanciato contro il treno un pazzo si è lanciato contro il treno un pazzo si è lanciato contro il treno. Ma corre corre corre corre la locomotiva e sibila il vapore, sembra quasi cosa viva e sembra dire ai contadini curvi, quel fischio che si spande in aria fratello non temere che corro al mio dovere trionfi la giustizia proletaria trionfi la giustizia proletaria trionfi la giustizia proletaria. E corre corre corre corre sempre più forte e corre corre corre corre verso la morte e niente ormai può trattenere l'immensa forza distruttrice aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto della grande consolatrice della grande consolatrice della grande consolatrice. La storia ci racconta come finì la corsa la macchina deviata lungo una linea morta con l'ultimo suo grido di animale la macchina eruttò lapilli e lava esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo lo raccolsero che ancora respirava lo raccolsero che ancora respirava lo raccolsero che ancora respirava. Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore mentre fa correr via la macchina a vapore e che ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva come una cosa viva, lanciata a bomba contro l'ingiustizia lanciata a bomba contro l'ingiustizia lanciata a bomba contro l'ingiustizia.
Cinque anatre volano a sud molto prima del tempo l'inverno è arrivato cinque anatre in volo vedrai contro il sole velato contro il sole velato Nessun rumore sulla taigà solo un lampo un istante ed un morso crudele quattro anatre in volo vedrai ed una preda cadere ed una preda cadere Quattro anatre volano a sud quanto dista la terra che le nutriva quanto la terra che le nutrirà e l'inverno già arriva e l'inverno già arriva Il giorno sembra non finire mai bianca fischia ed acceca nel vento la neve solo tre anatre in volo vedrai e con un volo ormai greve e con un volo ormai greve A cosa pensan nessuno lo saprà nulla pensan l'inverno e la grande pianura e a nulla il gelo che il suolo spaccherà con un gridare che dura con un gridare che dura E il branco vola, vola verso sud nulla esiste più attorno se non sonno e fame solo due anatre in volo vedrai verso il sud che ora appare verso il sud che ora appare Cinque anatre andavano a sud forse una soltanto vedremo arrivare ma quel suo volo certo vuole dire che bisognava volare che bisognava volare che bisognava volare che bisognava volare
Ma dove sono andate quelle piogge d'aprile che in mezz'ora lavavano un'anima o una strada e lucidavano in fretta un pensiero o un cortile bucando la terra dura e nuova come una spada, ma dove quelle piogge di primavera quando dormivi supina, e se ti svegliavo ridevi, poi piano facevi ridere anche me con i tuoi giochi lievi. Ma dove quelle estati senza fine, senza sapere la parola nostalgia, solo colore verde di ramarri e bambine e in bocca lo schioccare secco di epifania, ma dove quelle stagioni smisurate quando ogni giorno figurava gli anni a venire e dove ogni autunno quando finiva l'estate trovavi la voglia precisa di ripartire. Che ci farai ora di questi giorni che canti dei dubbi quasi doverosi che ti sono sorti dei momenti svuotati, ombre pressanti di noi rimorti, che ci potrai fare di quelle energie finite, di tutte quelle frasi storiche da dopocena; consumato per sempre il tempo di sole e ferite, basta vivere appena, basta vivere appena. Ed ora viviamo in questa stagione di mezzo, spaccata e offesa da giorni agonizzanti e disperati, lungo i quali anche i migliori si danno un prezzo e ti si seccano attorno i vecchi amori sciagurati, dove senza più storia giriamo il mondo ricercando soltanto un momento sincero col desiderio inconscio di arrivare più in fondo per essere più vero. Ma dove sono andate quelle piogge d'aprile? Io qui le aspetto come uno schiaffo improvviso come un gesto, un urlo o un umore sottile fino ad esserne intriso, io chiedo che cadano ancora sul mio orizzonte angusto e avaro di queste voglie corsare, per darmi un'occasione ladra, un infinito, un ponte, per ricominciare.
Da morte nera e secca da morte innaturale da morte prematura da morte industriale Per mano poliziotta di pazzo generale diossina o colorante da incidente stradale Dalle palle vaganti di ogni tipo e ideale da tutti questi insieme e da ogni altro male libera, libera, libera, libera nos domine Da tutti tutti gli imbecilli di ogni razza e colore dai sacri sanfedisti e da quel loro odore Dai pazzi giacobini e dal loro bruciore da visionari e martiri dell'odio e del terrore Da chi ti paradisa dicendo "è per amore" dai mannequin che ti urlano "o con noi o traditore" libera, libera, libera, libera nos domine Dai poveri di spirito e dagli intolleranti da falsi intellettuali giornalisti ignoranti Da eroi, navigatori, profeti, vati, santi dai sicuri di se presuntuosi e arroganti Dal cinismo di molti dalle voglie di tanti dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti libera, libera, libera, libera nos domine Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura dai preti di ogni credo da ogni loro impostura Da inferni inferni e paradisi da una vita futura da utopie per lenire questa morte sicure Da crociati e crociate da ogni sacra scrittura da fedeli invasati di ogni tipo e natura libera, libera, libera, libera nos domine libera, libera, libera, libera nos domine
K.D. si svegliò quel mattino e guardò le cose accanto a lei gli occhi ancor velati dalle briciole dei sogni mentre il sonno scompariva accanto a lei lentamente, il sonno scompariva accanto a lei. K.D. si affacciò alla finestra vide il mondo solito ad di là svaniva il suo orizzonte sulla ruggine del ponte dove il fiume scompariva e la città finiva, dove il fiume scompariva. K.D. non seppe mai dire che sensazione la prese sentì il suo corpo svanire le mani e le braccia rapprese. Pianse qualcuno lontano che forse non conosceva ed il suo pianto pian piano quell'orizzonte scioglieva. Ma poi sorrise sorpresa di quella stupida ebbrezza il suo orizzonte tornato reale le dava la solita sua sicurezza, solita sua sicurezza Quando anche noi qualche volta ci sentiam tristi per niente forse c'è K.D. che piange lontano fantasma che in noi ci accompagna per sempre, che ci accompagna per sempre.
Ma che piccola storia ignobile che mi tocca raccontare così solita e banale come tante che non merita nemmeno due colonne su un giornale o una musica, o parole un po' rimate che non merita nemmeno l'attenzione della gente quante cose più importanti hanno da fare se tu te la sei voluta a loro non importa niente te l'avevan detto che finivi male. Ma se tuo padre sapesse qual è stata la tua colpa rimarrebbe sopraffatto dal dolore uno che poteva dire: "Guardo tutti a testa alta" immaginasse appena il disonore lui, che quando tu sei nata mise via quella bottiglia per aprirla il giorno del tuo matrimonio ti sognava laureata, era fiero di sua figlia se solo immaginasse la vergogna se solo immaginasse la vergogna se solo immaginasse la vergogna. E pensare a quel che ha fatto per la tua educazione buone scuole, e poca e giusta compagnia allevata nei valori di famiglia e religione di ubbidienza, castità, e di cortesia dimmi allora quel che hai fatto chi te l'ha mai messo in testa o dimmi dove e quando l'hai imparato che non hai mai visto in casa una cosa men che onesta e di certe cose non si è mai parlato e di certe cose non si è mai parlato e di certe cose non si è mai parlato. E tua madre, che da madre qualche cosa l'ha intuita e sa leggere da madre ogni tuo sguardo devi chiederle perdono, dire che ti sei pentita che hai capito, che disprezzi quel tuo sbaglio però come farai a dirle che nessuno ti ha costretta o dirle che provavi anche piacere questo non potrà capirlo, perché lei, da donna onesta l'ha fatto quasi sempre per dovere l'ha fatto quasi sempre per dovere l'ha fatto quasi sempre per dovere. E di lui non dire male, sei anche stata fortunata in questi casi, sai, lo fanno in molti sì, lo so, quando lo hai detto, come si usa ti ha lasciata ma ti ha trovato l'indirizzo e i soldi poi ha ragione, non potevi dimostrare che era suo e poi non sei neanche minorenne ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo noi non siamo perseguibili per legge noi non siamo perseguibili per legge noi non siamo perseguibili per legge. E così ti sei trovata come a un tavolo di marmo desiderando quasi di morire presa come un animale macellato stavi urlando ma quasi l'urlo non sapeva uscire e così ti sei trovata fra paure e fra rimorsi davvero sola fra le mani altrui e pensavi nel sentire nella carne tua quei morsi di tuo padre, di tua madre e anche di lui di tuo padre, di tua madre e anche di lui di tuo padre, di tua madre e anche di lui. Ma che piccola storia ignobile sei venuta a raccontarmi non vedo proprio cosa posso fare dirti qualche frase usata per provare a consolarti o dirti: "è fatta ormai, non ci pensare" è una cosa che non serve a una canzone di successo non vale due colonne sul giornale se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso e i politici han ben altro a cui pensare e i politici han ben altro a cui pensare e i politici han ben altro a cui pensare.
Di antichi fasti la piazza vestita grigia guardava la nuova sua vita come ogni giorno la notte arrivava frasi consuete sui muri di Praga Ma poi la piazza fermò la sua vita e breve ebbe un grido la folla smarrita quando la fiamma violenta ed atroce spezzò gridando ogni suono di voce Son come falchi quei carri appostati e corron parole sui visi arrossati corre il dolore bruciando ogni strada e lancia grida ogni muro di Praga Quando la piazza fermò la sua vita sudava sangue la folla ferita quando la fiamma col suo fumo nero lasciò la terra e si alzò verso il cielo Quando ciascuno ebbe tinta la mano quando quel fumo si sparse lontano Janus ancora sul rogo bruciavo all'orizzonte del cielo di Praga Dimmi, chi sono quegli uomini lenti coi pugni stretti e con l'odio fra denti Dimmi, chi sono quegli uomini stanchi di chinare la testa e di andare avanti Dimmi chi era che il corpo portava la città intera che lo accompagnava la città intera che muta lanciava una speranza nel cielo di Praga Dimmi chi era che il corpo portava la città intera che lo accompagnava la città intera che muta lanciava una speranza nel cielo di Praga una speranza nel cielo di Praga una speranza nel cielo di Praga
Ma che cosa c'è in fondo a quest'oggi di mezza festa e di quasi male, di coppie che passano sfilacciate come garze stese contro il secco cielo autunnale, di gente che si frantuma in un fiato senza soffrire, senza capire tra addormentarsi e morire. Ma che cosa c'è in fondo a questa notte, quando l'ora del lupo guaisce e il nuovo giorno non arriva mai e il buio è un fischio lontano che non finisce; di minuti lunghi come il sudore di ore che tagliano come falci e i tuoi pensieri solo un cane in chiesa che tutti prendono a calci. Ma cosa c'è, cosa c'è... atrii a piastrelle di stazioni secondarie, strade più strade di avventure solitarie, clown della notte, valigie vuote, piene di trucchi per tragedie immaginarie... telecomandi per i quotidiani inferni, battute argute di architetti postmoderni, amanti andate, piaceri a rate, pallottolieri per contare estati e inverni. Ma cosa c'è proprio in fondo in fondo, quando bene o male faremo due conti, e i giorni goccioleranno come i rubinetti nel buio e diremo "...un momento... aspetti..." per non essere mai pronti; signora Bovary, coraggio pure, tra gli assassini e gli avventurieri... in fondo a quest'oggi c'è ancora la notte, in fondo alla notte c'è ancora, c'è ancora...
Vedi cara è difficile spiegare, è difficile parlare dei fantasmi di una mente. Vedi cara tutto quel che posso dire è che cambio un po' ogni giorno e che sono differente. Vedi cara certe volte sono in cielo come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà. Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già. Vedi cara certe crisi son soltanto segni di un qualcosa dentro che sta urlando per uscire. Vedi cara certi giorni sono un anno certe frasi sono un niente che non serve più capire. Vedi cara le stagioni ed i sorrisi son denari che van spesi con dovuta proprietà. Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già. Non capisci quando cerco in una sera un mistero di atmosfera che è difficile afferrare. Quando rido senza muovere il mio viso quando piango senza un grido quando invece vorrei urlare. Quando sogno dietro a frasi di canzoni, dietro a libri e ad aquiloni dietro a ciò che non sarà. Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già. Non rimpiango tutto quello che mi hai dato che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora. Anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perché questo tempo dura ancora. Non cercare in un viso la ragione, in un nome la passione che lontano ora mi fa. Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già. Tu sei molto anche non sei abbastanza e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi. Tu sei tutto ma quel tutto è ancora poco tu sei paga del tuo gioco ed hai gia quello che vuoi. Io cerco ancora e così non spaventarti quando senti allontanarmi fugge il sogno, io resto qua. Sii contenta della parte che tu hai ti do quello che mi dai di chi è la colpa non si sa. Cerca dentro per capir quello che sento per sentir che ciò che cerco non è il nuovo, libertà. Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
Venezia che muore, Venezia affacciata sul mare, la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi Venezia la vende ai turisti, che cercano in mezzo alla gente l'Europa o l'Oriente che guardano alzarsi alla sera il fumo - o la rabbia - di Porto Marghera. Stefania era bella, Stefania non stava mai male ma è morta di parto gridando in un letto sudato di un grande ospedale Aveva vent'anni, un marito, e l'anello nel dito mi han detto confusi i parenti che quasi il respiro inciampava nei denti. Venezia è una albergo, San Marco è senz'altro anche il nome di una pizzeria, la gondola costa, la gondola è solo un bel giro di giostra. Stefania d'estate giocava con me nelle vuote domeniche d'ozio. Mia madre parlava, sua madre vendeva Venezia in negozio. Venezia è anche un sogno, di quelli che puoi comperare Però non ti puoi risvegliare con l'acqua alla gola, e un umore al livello del mare Il Doge ha cambiato di casa, e per mille finestre C'è solo il vagito di un bimbo che è nato, c'è solo La sirena di Mestre Stefania affondando, Stefania ha lasciato qualcosa Novella Duemila e una rosa sul suo comodino. Stefania ha lasciato un bambino. Non so se ai parenti gli ha fatto davvero del male, vederla morire ammazzata, morire da sola in un grande ospedale. Venezia è un imbroglio che riempie la testa soltanto di fatalità del resto del mondo non sai più una sega, Venezia è la gente che se ne frega. Stefania, un bambino, comprare o smerciare Venezia sarà il suo destino può darsi che un giorno saremo contenti di esserne solo lontani parenti.
Alla fine della baldoria c'era nell'aria un silenzio strano, Qualcuno ragliava con meno boria e qualcun altro grugniva piano; alle sfilate degli stilisti si trasgrediva con meno allegria ed in quei visi sazi e stravisti pulsava un ombra di malattia. Un artigiano di scoop forzati scrisse che Weimar già si scorgeva e fra biscotti sponsorizzati videro un anchorman che piangeva. E poi la nebbia discese a banchi ed il barometro segnò tempesta, ci risvegliammo più vecchi e stanchi, amaro in bocca, cerchio alla testa. Il mercoledì delle Ceneri ci confesarono bene o male che la festa era ormai finita ormai lontano il carnevale e proclamarono penitenza e in giro andarono col cilicio ruttando austeri:"Ci vuol pazienza! Siempre adelante ma con juicio!" E fecero voti con faccia scaltra a Nostra Signora dell'ipocrisia perché una mano lavasse l'altra, tutti colpevoli e così sia, e minacciosi ed un po' pregando incenso sparsero al loro Dio sempre accusando, sempre cercando il responsabile, non certo io. La domenica di Mezza Quaresima fu processione di etere di Stato dai puttanieri a diversi pollici dai furbi del chi ha dato ha dato ed echeggiarono tutte le sere, come rintocchi schioccanti a morto, amen, mea culpa e miserere ma neanche un cane che sia risorto e i cavalieri di tigri a ore e i trombettieri senza ritegno inamidarono un nuovo pudore misero a lucido un nuovo sdegno; si andò alle prime con casto lusso e i quiz pagarono buoni milioni e in pubblico si linciò il riflusso per farci ridiventare buoni. Così domenica dopo domenica fu una stagione davvero cupa quel lungo mese della quaresima, rise la iena, ululò la lupa, stelle comete ed altri prodigi facilitarono le conversioni, mulini bianchi tornaron grigi candidi agnelli certi ex-leoni. Soltanto i pochi che si incazzarono dissero che era l'usato passo fatto dai soliti che ci marciavano per poi rimetterlo sempre là, in basso. Poi tutto tacque, vinse ragione, si placò il cielo, si posò il mare, solo qualcuno in resurrezione, piano, in silenzio, tornò a pensare.
Quando la sera colora di stanco dorato tramonto le torri di guardia la piccola Ophelia vestita di bianco va incontro alla notte dolcissima e scalza Nelle sue mani ghirlande di fiori e nei suoi capelli riflessi di sogni, nei suoi pensieri mille colori di vita e di morte, di veglia e di sonno. Ophelia, che cosa senti quando la voce dagli spalti ti annuncia che è l'ora già e il giorno piano muore Ophelia che vedi dentro al verde dell'acqua del fossato nei guizzi che la trota fa cambiando di colore Perché hai indossato la veste più pura, perché hai disciolto i tuoi biondi capelli? Corri allo sposo, hai forse paura che li trovasse non lunghi, non belli? Quali parole son sulle tue labbra, chi fu il poeta o quale poesia? Lo sa il falcone nei suoi larghi cerchi o lo sa sol la tua dolce pazzia? Ophelia, la seta e le ombre nere ti avvolgono leggere ma dormi ormai e sentirai cadenze di liuto Ophelia non puoi sapere quante vicende ha visto il mondo ma forse sai e lo dirai con magiche parole Ophelia le tue parole al vento si perdono nel tempo ma chi vorra le troverà in tintinnii corrosi Ophelia, lalalalalalala.....
Sono un tipo antisociale non m'importa mai di niente non m'importa dei giudizi della gente Odio in modo naturale ogni ipocrisia morale odio guerre ed armamenti in generale Odio il gusto del retorico il miracolo economico il valore permanente e duraturo Radio a premi caroselli tivù cine radio rallies frigo ed auto non c'è Ford nel mio futuro E voi bimbe sognatrici della vita delle attrici attenzione da me state alla lontana Non mi piace esser per bene far la faccia che conviene poi alla fine sono sempre senza grana Odio la vita moderna fatta a scandali e cambiali i rumori gli impegnati intellettuali Odio i fusti carrozzati dalle spider incantati coi vestiti, le camicie tutti uguali Che non sanno che parlare di automobili e di moda di avventure estive fatte ai monti e al mare Vuoti e pieni di sussiego se il vestito non fa un piego mentre io mi metto quello che mi pare sono senza patrimonio sono contro il matrimonio non ho quello che si dice un posto al sole Non mi piaccion le gran dame preferisco le mondane perché ad essere sincere son le sole Non mi piace l'avvocato il borghese l'arrivato odio il bravo e onesto padre di famiglia quasi sempre preoccupato di vedermi sistemato se mi metto a far l'amore con sua figlia Sono un tipo antisociale non ho voglia di far niente sulle scatole mi sta tutta la gente In un'isola deserta voglio andare ad abitare e nessuno mi potrà più disturbare e nessuno mi potrà più disturbare e nessuno mi potrà più disturbare *** Non amo viver con tutta la gente mi piace solo la gente bene come si dice comunemente bene si nasce non si diviene c'è chi nasce per le scienze o per le arti io son nato solamente per i parti lalala... Amo oltremodo parlare male fare il maiale con le ragazze la pasqua vado in confessionale e tutte quante per me vanno pazze Perché fra i bene poi non conta l'astinenza basta ci sia soltanto l'apparenza lalala... Quindi non curo la mia intelligenza la gente bene con questo non lega ma alle canaste di beneficenza so sempre tutto sull'ultimo strega l'intelligenza c'è sol coi milioni e ammiro i film di Monica e Antognoni lalala... Sono elegante ed è inutile dire che le mie vesti son sempre curate perché senz'altro è importante vestire perché è la tonaca che fa il frate In fondo poi due cose hanno importanza e sono il conto in banca e l'eleganza lalala... Andiamo matti per cotte alle feste amo oltremodo le donne mondane non fraintendetemi non parlo di quelle stan con la gente più in basso, sta male non ho rapporti con i proletari soltanto a tarda notte lungo i viali lalala... lalalala Ma non trascuro la scienza umanista e si può dire che sono impegnato anzi alle volte sono comunista ma non mi sono sempre interessato la lotta delle classi sol mi va per far bella figura in società lalala... Non si può dire che sia clericale come boccaccia ma ho ridda dei frati ma ossequio sempre lo zio cardinale e vado a messa nei dì comandati Il mio credo vi dico brevemente pensare ciò che può dire la gente lalala... lalalala La gente bene è la mia vera patria la gente bene è il mio unico dio l'unica cosa che ho sempre sognato la sola cosa che voglio io Solo essere un bene sempre ed ora e tutto il resto vada alla malora lalala...
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