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![]() Ecce Bombo (1978)
La scheda tecnica regia: Nanni Moretti La trama
Gli amici sono un quartetto di giovani «reduci» del '68 («residuati» come la paccottiglia del robivecchi?) che, nel corso di tutto il film, impersonano ciò che è avvenuto delle speranze di quei giorni: dalla rivoluzione sognata dal movimento studentesco al riflusso in cui nessuno sa più cosa volere. Il ventiquattrenne Nanni Moretti è Michele, protagonista assoluto del film, analisi spietata del mondo dei giovani. Il film uscì a Roma l'8 marzo 1978 e fu immediatamente un successo di critica e di pubblico: proprio per le sue tematiche, Ecce Bombo ottenne commenti sulle terze pagine di quotidiani e su «Panorama» e «l'Espresso». Dirà più tardi lo stesso Moretti: «Si trattava, e la messa in scena anche se molto povera lo ricordava, di un film d'artificio. E cercava di essere meno possibile sull'attualità. I personaggi dei miei film sembrano vivere in un acquario, non si parla mai di un avvenimento accaduto in quel periodo in cui è ambientato il film». Il film è una specie di «telenovela» su una patetica generazione che annaspa; Roma nord (una Roma anonima e totalmente priva dei luoghi deputati sempre presenti per esempio nella commedia all'italiana) è il palcoscenico per la rappresentazione della desolazione giovanile, e per la descrizione di totale assenza di idee, di alternative che il racconto denuncia. Pesci in un acquario, che si dibattono contro pareti di vetro, sono appunto questi quattro amici: Michele, nei panni del quale agisce, come si è ricordato, un Nanni Moretti autobiografico e autoironico alla testa del gruppetto; Michele è scontroso, possessivo, assolutista; Mirko, un ragazzo che è angosciato dall'idea di futuro e di avvenire oltre che dalle difficoltà che incontra nei rapporti umani; Goffredo è uno studente universitario disincentivato e svogliato; Vito un impiegato parastatale che si lascia pigramente vivere. I quattro discutono senza mai definire fino in fondo le rispettive posizioni e rifuggendo accuratamente da temi politici; stanno insieme senza capirsi, paiono perennemente in stato confusionale; seguono indifferentemente, attraverso la «radio libera» che ascoltano, l'opera lirica («E lucean le stelle...»), così come le telefonate di coloro che cercano il contatto perché soffrono di solitudine (...queste cosiddette radio libere che sollevano soltanto qualche bollicina nella calma stagnante dell'acquario senza promuovere rapporti tra coloro che vi ricorrono...). A un certo punto allarga il gruppetto anche Cesare: con la moglie di questi, Flaminia, Michele «imbastirà» una storia... Anche i rapporti sentimentali sono costellati di insensibilità e per certi versi di deprimente superficialità e inautenticità: Michele «si stanca» invariabilmente delle ragazze che via via frequenta, salvo avere ripensamenti e mettere in atto tentativi di ristabilire i rapporti amorosi e amichevoli quando è costretto a trascorrere le vacanze a Roma, da solo, e non riesce a trovare nessuno malgrado scorra nevroticamente tutti i numeri telefonici della propria agenda. Il critico Ugo Casiraghi definisce questo gruppetto di amici «nuovi vitelloni»: continuano a vivere in famiglia, nella quale scaricano tutte le rispettive frustrazioni. E in quel contesto vivono le rispettive «angosce», incomunicabilità e profonde contraddizioni: «Quando i miei non mi mantengono più, che cazzo faccio?», chiede Michele a una delle sue occasionali ragazze: «Ma tu, concretamente, che cosa fai? ...Come campi?» E lei risponde: «Giro..., vedo gente..., mi muovo..., conosco..., faccio cose...». Michele osserva la sorella Valentina impegnata a progettare con i suoi compagni l'occupazione della scuola: lui osserva immobile e muto il gruppo, il padre alle spalle di Michele osserva a sua volta ugualmente immobile e muto: una metafora sull'abisso e l'incomunicabilità tra generazioni, ma anche l'indicazione di quelle stesse differenti generazioni che galleggiano pressoché incredule nelle stesse cattive acque. Nel film, alla fine, i quattro amici decidono di andare a trovare una non meglio identificata Olga: riusciranno a coinvolgere un numero inatteso di altre persone in questa impresa, ma nessuno alla fine andrà a cercare Olga: alcuni giocheranno a pallone, altri mangeranno una fetta d'anguria... Nella parte finale del film un montaggio parallelo mostra l'inutile tentativo dei gruppetti di raggiungere la fantomatica Olga: sarà la dimostrazione conclusiva, la sintesi rappresentativa del mondo che si vuole rappresentare: vuoto, senza spessore, opaco, incolore e indicherà anche che la comunicazione non conosce ostacoli e tuttavia non cementa i rapporti tra gli individui, non crea legami di alcun genere. Alla fine Michele si ritroverà, da solo, davanti a Olga. E i due rimarranno immobili, l'uno di fronte all'altra, a fissarsi in silenzio. da Flavio De Bernardinis, "Nanni Moretti",
L'Unità/Il Castoro, Milano 1990. Altro su Ecce Bombo:
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